Gianmarco Dosselli
… e poi la quiete
Davanti all’enorme specchio che rivestiva l’intera parete nell’ala disabitata, otto sagome esili si riflettevano nell’ampio locale. Erika era la più inquieta poiché l’impeto iniziale della sua rabbia si era esaurito. Sentì il sangue arderle sulla faccia. L’assalì un tenue smarrimento, e dovette aggrapparsi alla barra. Persa nei suoi pensieri, si accorgeva che le sue idee di libertà venivano spesso influenzate da ciò che aveva imparato in famiglia.
La maestra di ballo la guardò con severità. La rimproverò con il suo francese chiaro e beffardo. Dove pensava fosse la sua mente? Qual è il motivo per cui i muscoli non si riscaldavano? Le sue scarpette erano di vetro? Oppure aveva delle contrazioni muscolari?
Nonostante ciò, Erika stava sudando. Arrivati alle rapide correnti della piccola batteria, si sentì svuotata.
Con il cuore a pezzi, l’undicenne allieva non si muoveva di fronte all’insegnante, intimidita dai continui commenti pungenti. Così distratta, non si accorse che le compagne si erano fermate. Quando Erika ebbe smesso di pensare confuso, era in piedi vicino alle sbarre. Si guardava il viso riflesso nello specchio, visibilmente stanca per l’interruzione della lezione, e si sistemava i capelli con calma.
Le fu permesso di tornare agli esercizi.
Le sue esercitazioni: ritornare alla barra. Stadio uno. Il movimento corporeo durante la sequenza dei passi. Mantenere la gamba destra alzata. Scorciatoia in seconda, con punta rigida, per poi avvicinare in prima. Punta verso l’interno del ginocchio, con il fianco girato di lato. Sollevare la coscia… più in alto possibile…
Da quattro giorni non riusciva a esprimersi con una buona capacità d’improvvisazione.
A lezione finita, risalì sulla vettura del padre, medico di base; la sorpresa del genitore apparve sincera, tanto che per un breve momento i suoi sospetti verso la figlia si offuscarono. Tre mesi prima, al momento della separazione, la moglie aveva chiesto la custodia di Erika, ma il Tribunale l’aveva affidata al padre. Cinque settimane dopo il distacco, una fulminea decisione dell’uomo si manifestò: a seguito della scelta di unirsi alla sua assistente ambulatoriale, la madre espresse il desiderio di vedere Erika con maggiore assiduità. Cinque giorni prima erano ritornati in Tribunale per definire le nuove condizioni. L’incontro non era stato affatto amichevole.
Da dodici anni, Eligio Salvetti era un medico di base esemplare; aveva curato parecchi malati. Stava affrontando un contenzioso con la sua ex moglie, Monia, che aveva commesso adulterio. Di ritorno in anticipo di ventotto ore da un convegno in Germania, trovò sua moglie nel garage, in una situazione vergognosa con il vicino. Vedendo il marito, ella si paralizzò, gli occhi fuori dalle orbite; il corteggiatore, invece, si dileguò dopo aver raccolto i suoi abiti. fortemente spaventato, tanto da non poter reagire per difendersi.
Questa era la vera causa per cui la surrogata di Erika mostrava segni di irritazione e abbattimento; l’atteggiamento distratto durante la lezione di ballo fu notato. Il padre, informato dell’accaduto, capì le ragioni dietro il comportamento della figlia, che non aveva colpe. Inoltre, gli dispiacque che, dalla settimana successiva, la figlia sarebbe andata a stare con la madre, per espressa volontà del giudice. Erika stimava ancora la “peccaminosa” madre, ma tale separazione in attesa del divorzio dei genitori non la rendeva sicura di sé stessa.
Quanto alla nuova compagna di papà, Erika la equiparava a un’amica, una sensazione amabile dopo aver affrontato solitariamente le difficoltà del sentimento minorile.
La casa di campagna del dottor Salvetti sorgeva in mezzo a un ricco frutteto.
***
Ore 19:13. La lezione di danza era terminata da tempo. Eligio, in attesa sulla vettura, senza considerare la durata della lunga attesa, intuì che alla figlia era successo qualcosa di grave. Questa impressione l’aveva avuta anche prima di notarne il ritardo. Con il trascorrere del tempo la preoccupazione aumentava.
Ore 19:45. Non sopportò oltre e decise di chiamare Erika sul suo cellulare. Non ricevendo risposta, entrò nella scuola. Gli fu riferito che Erika aveva chiesto la facoltà di interrompere la lezione trenta minuti prima del previsto.
Rientrò in macchina e attraversò di corsa la città per giungere all’abitazione della sua ex. Le luci dell’appartamento erano spente. Non c’era anima viva ad aprire. Ritornò alla sua dimora di campagna sperando di trovarvi la figlia. L’angoscia aumentò in lui, dando preoccupazioni pure alla convivente. Tentò di mettersi in contatto con Monia. Nessun riscontro ottenuto. Contattò la suocera Lea, ma nessuna notizia. Chiamò Patrizia, cognata e sorella di Monia: profondamente angosciata, ignorava completamente la situazione. Telefonò al datore di lavoro di lavoro della ex consorte ed ebbe il primo spiraglio quando seppe che Monia aveva chiesto un’aspettativa di sei mesi per questioni familiari.
Senza esitazione, Eligio si presentò alla stazione di polizia per sporgere denuncia.
Gli agenti gli comunicarono che erano tenuti ad attendere ventiquattro ore prima di avviare le ricerche. Irato per questa assurdità, telefonò ad alcuni ospedali: nessun incidente d’auto a madre e figlia. Esclusa tale eventualità, cominciò a meditare una serie di possibili spiegazioni. La proposta più acuta: “E se Monia fosse fuggita con nostra figlia?”.
Eligio rifiutò il riposo a letto. Dopo aver adagiato sulla poltrona la bambola più cara della figlia, restò a guardare un telefilm dopo l’altro sino all’alba.
La compagna era preoccupata perché temeva di averlo coinvolto controvoglia.
Lui non si presentò nel suo ambulatorio. Chiuso; nemmeno un sostituto, come invece era sua consuetudine fare.
L’uomo non ebbe nuovi sospetti. Chiamò sua suocera; costei non sapeva dove fosse sua figlia, ma era riuscita a contattarla. Sia Monia che Erika stavano bene. Amareggiato, egli tornò al commissariato. Le comunicarono che Monia aveva violato la legge, ma la polizia non poteva agire perché Erika era con sua madre.
Furibondo si rivolse al suo avvocato. Insieme a questi si recò al Tribunale. Il cancelliere non emise l’ingiunzione finché non seppero dov’era la madre. Il medico, dopo aver ringraziato e liquidato l’avvocato, decise di ritrovare la figlia per conto suo. Per iniziare avrebbe tenuto d’occhio la suocera. Eligio passava ogni sera ore a indagare come Hercule Poirot. La sorvegliava e la seguiva lungo la costa ligure, cercando indizi sul nascondiglio di Erika.
Trascurava la sua compagna lasciandola sola nella casa di campagna, e non si teneva in contatto neppure con gli amici e i colleghi. Il Consiglio Medico lo richiamò al lavoro, ma temendo di non riuscire a concentrarsi abbastanza per assistere i pazienti, diede le dimissioni.
Nei giorni successivi, la sua convivenza con l’assistente finì male. Di conseguenza, accumulò diversi debiti e alla fine perse l’auto. Andò a stabilirsi da sua madre, vedova, dinamica di spirito, e acquistò uno scooter di seconda mano.
Fu in quel periodo che Eligio ebbe la collaborazione della cognata Patrizia. Lei lo incoraggiò a continuare le ricerche e si propose di accompagnarlo nei suoi spostamenti, anche accettando di stare scomodamente sul motorino.
Trovò un lavoro part-time come rappresentante, per una fabbrica di pezzi di ricambio dedicati alle produzioni nautiche, per non restare col portafoglio vuoto. Sentì che la sua vita era giunta a una svolta.
La cognata, telefonista outbound, ebbe la costanza di esaminare le telefonate in arrivo e in partenza dalla casa di mamma Lea. Fin dalla prima analisi dei registri delle chiamate, si erano notati prefissi telefonici anomali, non corrispondenti all’area geografica di competenza, ma collegati al numero di telefono in uso, che appariva però troncato. La donna si finse la destinataria della bolletta telefonica e chiese di controllare delle voci in fattura. In questo modo ottenne una parziale documentazione. La destinazione della maggior parte di queste telefonate poteva essere accertata, ma non si trattava di conversazioni con Monia. Altre cose avrebbero potuto essere a questo punto.
Patrizia era convinta che prima o poi le telefonate avrebbero fornito qualche indirizzo prezioso. In effetti, le cose si svolsero proprio in quel modo. Esaminando una bolletta telefonica, Eligio e sua cognata scoprirono sette prefissi e numeri di Savona incompleti, che non erano stati addebitati prima. Patrizia ricevette l’incarico di farsi dare, recitando, il numero completo. Dal buon esito interpretativo della cognata, Eligio ebbe quel numero.
Col cuore forsennato, compose il numero, sentì una voce stentorea che chiedeva: “Pronto, chi è?”
«Sono il curato. Cerco Erika. Tu chi sei, cara?»
Eligio parlò, con la voce alterata da un fazzoletto di tela sulla bocca, che faceva da “basso”.
«Sono Monia, la mamma.»
***
Quattro giorni dopo, munito di un ordine del Tribunale, Eligio partì insieme alla cognata per un paese nell’entroterra savonese. Giunti sul posto in taxi, individuarono la casa. Erano le otto e cinque di una mattina ventosa.
Alle otto e trentasei la porta si aprì e uscì una donna. Eligio riconobbe l’ex consorte. Sbigottita per la scoperta, Monia si coprì il volto con un giornale; passò a poca distanza dal taxi e salì su un autobus extraurbano. Eligio trasse un sospiro. Dov’era Erika?
Le otto e quarantacinque minuti: la porta si aprì di nuovo. Era proprio lei. La ragazzina prese a camminare. La lasciò fare, con Patrizia sorpresa e che più volte invitò il cognato a farsi avanti, a fermarla. Molti dubbi turbinavano nella mente dell’uomo: “E se non si fosse più ricordata di me? E se avesse tentato di scappare? E se mi ripudiasse?”
«Erika! Sono io… papà!»
La ragazzina alzò la testa avvolta in un cappuccio e gli corse tra le braccia. Sembrava confusa e cominciò a piangere.
La figliola ritrovata, finalmente! Anche zia Patrizia poté riabbracciarla tra le lacrime che le scendevano copiose.
Eligio se la riprese. Sperava solo che qualsiasi cosa sua moglie decidesse di fare in futuro, passasse prima per il Tribunale. Ma lui non si sentiva mai sereno lontano dalla cara figliola.










































































































































































































